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Questo articolo è tratto dal sito http://www.costaovest.it

ne riconosciamo a loro la piena paternità 

ARTICOLO

 

Professione shaper   tech by LAPA

(Come costruirsi una tavola da surf senza buttare via soldi, tempo e salute)


In questi ultimi tempi, ho notato un aumento sensibile di persone che tentano di costruirsi la propria tavola da surf, ma aihmè, senza avere la minima nozione teorica o pratica, per cui quasi sempre i suddetti tentativi finiscono in perdita di soldi, tempo e salute!

Onde evitare tali spiacevoli situazioni, consiglio sempre l'acquisto di una tavola gia fatta (mi raccomando COSTAOVEST) ma per i più cocciuti (vedi me nel 1981) proveremo a mettere un poco di ordine, su tutto quello che caratterizza il mondo fantastico del CUSTOMBOARD, cominciando dalle nozione teoriche quali: forme, linee d'acqua, bordi, pinne, scoopline, rockerline, etc etc..

fino ad arrivare, alla costruzione pratica della stessa, dove spiegherò tutti i segreti della resinatura, nonché i vari tipi di resine e tessuti più appropriati a tutti i tipi di tavola. Costruirsi una tavola da soli non è cosa semplice, tanto meno se non si ha qualcuno d'esperienza, a cui ricorrere nel momento del bisogno.....e durante la costruzione di un surf, questi momenti sono veramente tanti!!!!

Per cui tenetevi caro questa pagina, così da avere al termine un piccolo manuale, a cui ricorrere. Premetto poi, che queste pagine potrebbero tornare utili, anche a coloro che non intendono costruirsi nulla, ma che vogliono solamente capire perché una tavola è meglio di un'altra, o perché le pinne sono più o meno inclinate, oppure perché una poppa è meglio di un'altra o capire che differenza c'è tra un 6.2 e un 6.7, tra un MALIBU' un MINIMALIBU' e un PIG, insomma a chiunque non abbia la presunzione di sentirsi un sapientone nel campo del surf.

Cercheremo inoltre di usare termini semplici e tradurremo i termini americani  di volta in volta che li incontreremo, in modo da capire finalmente cosa diciamo, perché l'esterofilia è bella e fa tanto colore, ma è inutile che la gente continui a dire parole di cui non conosce il significato!!

Dopo questo piccolo articolo, non voglio perciò più sentire confondere lo scoop con il rocker, o la squash con la square-tail, o credere che il gun sia un nuovo tipo di scooter appena uscito! BASTA RAGAZZI SVEGLIAMOCI!!!!!!!!!!!Siamo gli unici nel mondo che surfano su qualcosa di sconosciuto!!!!!!!!!!!!!

Conoscere la propria tavola aiuta ad essere tutt'uno con essa e migliora il nostro modo di pensare e quindi di surfare.


 

Shaper lesson one

 

Cominciamo col descrivere i materiali con cui è fatta una tavola da surf.

Escludendo il legno, (materiale primario negli anni 50, ormai in disuso, dato il peso finale elevato che raggiungeva la tavola) i principali materiali usati per l'anima del sur sono la schiuma poliuretanica ed il polistirolo.

La schiuma poliuretanica per eccellenza è il CLARK FOAM, creata da GORDON CLARK questa si presenta sotto forma di pane, con già inserito un longherone di legno centrale, ed è disponibile in circa 50 differenti lunghezze e curvature, alla creazione delle quali hanno contribuito i migliori shaper del mondo.

questi pani, possono avere poi varie densità, che ne determinano il peso e la robustezza, e partono con il nome di  SUPERLIGHT, SUPERGREEN ( che è più leggero dell'8% del superlight), SUPERBLUE (più leggero del 12%) e ULTRALIGHT ( che arriva ad essere più leggero del superlight del 25%). I pani sono preparati iniettando la mistura poliuretanica in stampi, dove una reazione chimica fa espandere il prodotto, che una volta estratto dal suo alloggio, viene tagliato centralmente a cui, dopo averlo cosparso di colla, vi viene inserito il longherone, a questo punto braccia meccaniche, comprimono i componenti finendo l'opera pronta da shapare.

Negli ultimi anni, sono poi stati creati altri tipi di schiuma, più o meno simili come il BENNET FOAM il WALKER FOAM, STALWART FOAM, etc etc..ma nessuno, a mio avviso, è mai riuscito ad eguagliare il CLARK FOAM per la sua perfetta miscela di pregi che un buon "pane" deve avere, quali la durezza, la leggerezza, la finitura e la resistenza nel tempo all'ingiallimento. Vi è poi un altro tipo di materiale che è il POLISTIROLO, il quale può essere normale o estruso. Lasciando perdere l'estruso che ha costi elevati e una scarsa reperibilità sul mercato italiano, parlerò del classico polistirolo che tutti noi conosciamo.

Questo è un prodotto che difficilmente viene usato dai grandi produttori di tavole, non perché non sia valido tecnicamente, Ma perché ha una grossa difficoltà di lavorazione. La sua preparazione è presso chè uguale alla schiuma poliuretanica, infatti anche il polistirolo viene iniettato in stampi, ma no preformati, cosi chè lo shaper dovrà poi tagliarsi le forme direttamente da blocchi squadrati, facendo uso di DIME  e archetto con filo caldo (ma questi passaggi li vedremo più avanti).

Accennavo prima alla difficoltà di lavorazione del polistirolo. Bene! diciamo che il rapporto che c'è tra costruire una tavola in clark ed una in polistirolo è di circa uno a cinque, cioè se per fare una tavola in clark impiego un giorno per quella in polistirolo me ne serviranno cinque. (N.B. il numero dei giorni è solo per esempio).

Immaginatevi dunque le grosse ditte il tempo in più che dovrebbero impiegare per smaltire gli ordini peccato!! perché dal punto di vista tecnico il polistirolo, visto il peso specifico inferiore alla schiuma, ha prestazioni migliori (parliamo sempre di due tavole equivalenti). Grosso svantaggio del polistirolo, è quello di assorbire molto più velocemente acqua, (che si incanala nelle fessure aperte tra le palline di cui è composto) e può diventare, pericoloso, continuare a surfare con la tavola rotta perché si rischierebbe di riempirla d'acqua. Beh' ricapitolando ecco i pregi e i difetti dei due materiali:

CLARK FOAM

Pregi: Finitura perfetta, limitato assorbimento d'acqua, facilità di riparazione.

Difetti: Fragilità ai colpi (il clark è resinato in resina poliestere, molto più fragile dell'epossidica con la quale si resina il polistirolo), peso specifico elevato (meno galleggiabilità, con tutto quello che ne consegue, vedi più avanti la lezione sull'attrito)

POLISTIROLO

Pregi: Robustezza, leggerezza, performances migliori

Difetti: maggior assorbimento d'acqua in caso di rottura, difficoltà di riparazione.

Ok ragazzi!!!! ora siete in grado di decidere come sarà l'anima della vostra tavola, vediamo perciò di passare ad altro...

 


Le resine

Senza fare una lezione di chimica, il che sarebbe molto noioso, diremo che esistono 2 tipi di resine che ci interessano: Poliestere ed Epossidica.

Anche queste hanno grosse differenze tra loro, primo fra tutte il prezzo. L'epoxy è infatti circa 5 volte più costosa della poliestere poi mentre quest'ultima è di facile lavorabilità, (ovvero non ha bisogno di grossa precisione nella catalisi, non richiede particolari temperature ne' grado di umidità) l'epoxy è veramente una noia, ha bisogno infatti di una catalisi perfetta, al grammo, di almeno 20 gradi e di pochissima umidità altrimenti si rischia di gettare tutto nel bidone.

Come caratteristiche tecniche la poliestere è una resina dura ma vetrosa, con un punto critico di cedimento strutturale molto basso, vale a dire che se facciamo la classica prova di premere il pollice sul bordo, noteremo una buona resistenza iniziale, ma all'aumentare della pressione il cedimento della resina sarà improvviso e come per incanto al posto del nostro pollice sarà rimasto un bell'avvallamento!! ( che si andra' ad aggiungere a tutti gli altri avvallamenti, causati da altre prove del dito, di altri surfer dubbiosi!!!!!! Ne consegue perciò che per raggiungere una buona resistenza alla pressione di una tavola in resina poliestere, dovremo aumentare le stratificazioni o la grammatura dei tessuti, che andranno però a scapito della leggerezza finale della tavola. Morale della favola, tavola resistente = tavola pesante- tavola leggera=tavola piena di avvallamenti!!

Con la resina epossidica  il discorso cambia, è sempre dura, ma allo stesso tempo la sua struttura chimica le permette di essere elastica, aumentando perciò il punto critico di cedimento strutturale.

E' questo il motivo per cui le tavole in polistirolo, a parità di stratificazione, sono molto più dure e leggere. 

Allora perché non usare l'epossidica anche sul clark-foam? Evitando così il problema del maggior assorbimento d'acqua da parte del polistirolo? Vi domanderete.

Certo sarebbe possibile!! Ma la spesa sarebbe molto più alta perché alla spesa del pane di clark-foam si dovrebbe aggiungere la non modica spesa dell'epossidica che vi indurrebbe a conti fatti a sopportare qualche ditata in più, senza contare che poi a parità di volume il polistirolo ha in tutti i casi, un peso specifico minore rispetto al clark-foam, per cui sarà sempre più leggera. Altra caratteristica che devono avere le resine, per non ritrovarsi con la tavola ingiallita dopo un mese è la resistenza agli U.V. (raggi ultravioletti) questo pregio è dato alla resina da additivi molto costosi ed è per questo che notiamo grosse differenze di prezzo tra resine che apparentemente sembrano uguali. Ah! è molto importante ricordarsi, che con la resina poliestere è assolutamente vietato resinare il polistirolo, pena lo scioglimento istantaneo, davanti ai vostri occhi, della vostra amata creatura!


I Tessuti

Anche per i tessuti faremo delle differenze.

Premettendo che il tessuto è il materiale che , steso sulla tavola ed imbevuto di resina , conferisce "la resistenza generale", possiamo dire che ne esistono tre tipi base:

il vetro, il carbonio, il kevlar. 

Tralasciando per adesso gli ultimi due che sono tessuti particolari, molto costosi e che nel surf da onda non vengono impiegati se non per alcuni lavori di rinforzo come ad esempio: le strisce di carbonio centrali, i rinforzi per le pinne o per la poppa, prenderemo in considerazione il vetro.

Il vetro si divide in diversi tipi (tipo E, tipo S, BILANCIATO, DIAGONALE, etc...) e può essere di varie grammature, tra cui le più usate sono il 6 once (200 grammi) e il 4 once (125 grammi) e a seconda delle stratificazioni che metteremo sulla tavola, questo  darà alla stessa più o meno resistenza.

Il tipo di tessuto più usato è il BILANCIATO, perché offre pari resistenza sia alla trazione orizzontale che verticale conferendo allo stesso un'ottima resistenza alla compressione. Anche il DIAGONALE è molto usato vista la sua facilità di acconsentire le curve dei bordi, ma se non lavorato bene da una mano esperta questo sfilaccerà un pò troppo, creando non pochi problemi nella fase successiva di "cartatura". Questa è a grandi linee quello che riguarda i materiali base di costruzione che ogni persona che si appresti a costruirsi una tavola deve sapere...

..fra poco entreremo nel vivo della questione affrontando il tema: linee d'acqua!


Le Linee d'acqua

La conoscenza teorica di questo argomento è molto importante, perché consente allo shaper di poter costruire svariati tipi di tavole per tutti gli usi, se poi a questo aggiungiamo parecchi anni di esperienza, il gioco è fatto , abbiamo il famoso GURU.

Questo argomento è talmente vasto che non basterebbe un'enciclopedia per spiegarlo, per cui cercherò di riassumere il tutto cercando di tirare fuori i concetti di base che possano essere compresi facilmente dalla gente. Le prime informazioni riguarderanno lo SCOOPLINE (o Rockerline) e l 'OUTLINE. Lo scoopline è composto da una linea curva che raccorda la prua alla poppa, determinando la carena di una tavola. Questa linea, a seconda di come viene raccordata, dà alla tavola determinate caratteristiche; é il passaggio più importante di tutta la costruzione di una tavola e se azzeccato, saremo già a metà dell'opera, al contrario, sbagliarlo, significherebbe avere tra le mani un bel "bidone".

Lo scoopline è composto da tre parti: lo scoop, il rocker e il kick, che come dicevo prima vanno sapientemente raccordati fra di loro. Ma vediamo ora in sintesi ognuna di queste parti.

Lo scoop è la curvatura che caratterizza la prua, ed è importante perché questa non si "ingavoni" in acqua in fase di partenza o di manovre radicali. Negli ultimi anni, lo scoop è andato via via aumentando sempre di più, visto l'evolversi sempre più radicale delle manovre eseguite. Per cui poco scoop significa "ingavonarsi" facilmente, ma al contrario però significherebbe troppo attrito con l'acqua facendo così frenare la corsa della vostra tavola.

Il rocker, è la curvatura che caratterizza la tavola da circa la metà fino alla poppa e a sua volta prende nell'ultima parte il nome di kick; la "shapatura" del rocker è molto difficile, a volte bastano pochi millimetri di differenza per avere o un bidone o una scheggia!! Maggiore sarà il rocker maggiore sarà la manovrabilità, ma anche qui , dovete sapere, che l'acqua tende sempre nel suo scorrimento a seguire maggiormente le superfici curve per cui troppa curvatura nel rocker, tarderà lo staccarsi dell'acqua dalla poppa, creando così turbolenze in uscita, che rallenteranno la vostra tavola.

Per ovviare a ciò è stato studiato il cosiddetto "kicktail" che dà la possibilità di mantenere un rocker minore fino agli ultimi 15 centimetri (per cui minor turbolenza e più velocità) ma in fase di manovra, quando cioè la tavola verrà inclinata, avere, con il kick negli ultimi 15 centimetri, un'ottima manovrabilità.

Rimane sempre  allo shaper però, decidere come sarà il tipo di rocker in base al tipo di tavola e sopratutto in base al luogo dove verrà usata la stessa, cioé: se la tavola sarà usata in mezzo a onde potenti non avrà certo bisogno di velocità, visto che già le stesse gliela forniranno, per cui privilegeremo la tenuta e la manovrabilità; se invece dovrà surfare onde piccole e poco potenti, sarà inutile fare una tavola molto manovrabile, se poi non si avrà la possibilità di sfruttarla per mancanza di velocità, ma farò una tavola veloce che scorra via bene anche se l'onda non "tira", così solo, avrò la possibilità di manovrare con facilità. Allora ricapitolando: SCOOPLINE piatto: tavola stabile, remata in partenza facile e tavola veloce, ma poco manovrabile e facilmente propensa "all'ingavonata". SCOOPLINE  accentuato: tavola lenta, remata faticosa, partenza ritardata ma allo stesso tempo tavola manovrabile e meno propensa "all'ingavonatura".

Solitamente aumenta in base alla lunghezza della tavola, difatti tavole molto corte possono andare con rocker leggeri (più dritti) perché la loro lunghezza ridotta le aiuta già in manovra. L 'outline di una tavola, è determinato da una curva che unisce la prua alla poppa, passando per un punto centrale l quale a seconda di dove è situato, determinerà il punto di larghezza massima di una tavola. Più questa curvatura sarà accentuata, più la tavola avrà caratteristiche manovrabili ma perderà di velocità e viceversa se la curva sarà più dritta. La lunghezza di una tavola a parità di larghezza( dato il maggio contenuto di Foam) rispetto ad una più corta, sarà generalmente più facile sia in remata, sia in partenza, sia in stabilità, doti queste basilari per chi deve imparare o per chi vuole surfare onde piccole ma lente, al contrario tavole corte sono molto più manovrabili sopratutto in situazioni di onde particolarmente piccole e potenti, cioè dove a causa del piccolo cavo dell'onda, verrebbe problematico effettuare manovre radicali con tavole lunghe, allo stesso tempo però, essendo tavole molto tecniche non sono consigliate ai principianti. Ci sono poi tavole denominate" FISH" , che data la loro particolare forma (larghe e corte) consentono di avere una performance di una shortboard, mantenendo però la facilità di conduzione di tavole come " MINIMALIBU'". Larghezza: questa viene presa di solito in tre punti : a 30 centimetri da prua, a centro tavola, a 30 centimetri da poppa( ci sono poi maniaci che la misurano ogni 20 centimetri ma lasciamo perdere).

Larghezza a 30 da prua: più larghezza = maggior potere di galleggiamento ridotte possibilità di ingavonatura, maggior facilità di remata ed ottima stabilità.

Larghezza ridotta: manovra facilitata grazie al volume ridotto, ridotta stabilità, maggior possibilità di ingavonamento. La larghezza centrale varia a seconda del tipo di tavola, più la tavola sarà larga più sarà facile in generale, tavole strette vengono usate di solito per onde grosse in modo di avere maggior velocità e maggior stabilità. Le tavole larghe, dato il loro potere di galleggiabilità vengono utilizzate su onde medio-piccole, anche se resta il fatto che all'aumentare della tecnica del surfista si può diminuire la larghezza della tavola migliorandone la radicalità.

La larghezza a 30 centimetri da poppa , determina la superficie della stessa che, se più larga, avrà maggior portanza, cioè terrà la planata più a lungo facilitando le esecuzioni di manovre anche su piccole onde e migliorando la stabilità, perdonando al surfista anche il più piccolo errore.

Poppe strette garantiscono un passaggio "rail to rail" ( bordo bordo) più veloce, per cui in teoria sarebbero più manovrabili di quelle larghe, ma solo in teoria perché se non si è più che bravi si avrà un effetto controproducente perché che la tavola se non lanciata in velocità, tenderà, vista la poca portanza della sua poppa, ad affondare e di conseguenza a perdere velocità o addirittura a "piantarsi" nell'onda in fase di manovra. Vi sono poi i due estremi: poppe larghissime o strettissime. Le prime sono quelle delle tavole fish e vengono usate per surfare onde molto piccole, mentre le seconde sono usate su gun e vengono impiegate per onde molto grosse, grazie alla loro velocità e stabilità allo stesso tempo.   

 

Rail (bordi)

Anche qui i tipi e le combinazioni si sprecano per cui noi ci limiteremo a fare la differenza tra bordo fine o spesso.

Il bordo spesso consente alla tavola di galleggiare maggiormente , facilitando la manovra ed evita alla stessa di "piantarsi" nel caso non si raggiunge la giusta velocità, senza considerare che anche in questo caso è più facile remare e partire grazie sempre all'aumento del volume. Diciamo che un bordo usato per medio-principiante o per quelle tavole tipo malibù o longboard dove si richiede una manovrabilità buona e sciolta, anche in condizioni di poca velocità (onda piccola, onda media ma lenta, principianti). Il bordo fine o tirato, richiede abilità, il suo esiguo spessore ha bisogno, per essere apprezzato, di essere costantemente in piena velocità, perché se questo non accade, l'acqua salendo immediatamente sullo stesso, e quindi sulla coperta, tende a frenare la tavola. Un bordo fine consente anche di limitare lo scarroccio (slittamento laterale della tavola sulla superficie dell'onda durante la sua corsa) aumentando così la velocità della stessa.

Inoltre la tavola mordendo maggiormente l'acqua consentirà manovre precise e veloci, ma attenti, perché questo tipo di bordo non ammette errori!! Molto importante é, (che sia un bordo spesso o un bordo fine), sceppare il bordo, nella sua parte inferiore, inserendovi il così chiamato T.U.E (Tucked under edge). Questo è uno spigolo interno sulla carena che parte a 90 gradi circa da poppa e , mano a mano che si avvicina alla prua, stonda dal bordo verso l'interno fino ad arrotondare completamente nell'ultimo 1/3 di tavola, questo consente una riduzione della superficie della carena, (per cui all'aumentare della velocità ne consegue una diminuzione di attrito con tutti i vantaggi che questo comporta).

Il T.U.E inoltre garantisce uno stacco pulito dell'acqua carena-bordo che altrimenti tende a risalire il bordo frenando la tavola. Da tenere presente che più il T.U.E è interno tavola più questa sarà manovrabile ma lenta.

Carene  

Abbiamo diversi tipi di carene tra cui la concava, la piatta, la biconcava, la carena a V etc etc.. ed ognuna ha scopi e rese diverse. La carena per eccellenza, vista la sua versatilità, è quella piatta. Questa si adatta molto a tutti i tipi di onde, veloce anche in condizione di onda piccola, non da problemi di manovrabilità, insomma per i nostri mari è , secondo me, la più indicata ed inoltre non ha bisogno di un grosso manico. La carena a V è l'eccelso per le manovre vecchio stile, è molto usata infatti su tavole tipo malibù e longboard, la facilità con cui consente di effettuare il " rail to rail " permette di manovrare anche le tavole più larghe. Carena piatta con V a poppa tra le pinne: unisce la facilità della piatta alla manovrabilità della V, viene molto usata dai colleghi d'oltre oceano, ma io sinceramente non la uso volentieri perché, specie sulle tavole corte, la V è , sì più manovrabile del piatto, ma è molto più lenta se usata su onde non potenti come abbiamo in Italia!!!!

La biconcava è per eccellenza una tavola veloce, ma perché lo diventi , ha bisogno di raggiungere una certa velocità, mi spiego: perché  il biconcavo entri in funzione, bisogna che, all'acqua che scorre in carena, si mescoli aria, in modo che la tavola si sollevi quel tanto da consentire il minimo attrito, inoltre questa miscela aria acqua avrà, visto il restringersi della poppa rispetto alla larghezza centrale, una maggiore accelerazione in uscita , creata dall'effetto venturi. Chiaramente, se il surfer non è in possesso di una più che ottima tecnica di "pompata", o se l'onda è troppo "loffa" si ha l'effetto contrario, la tavola rimane cioè, con il biconcavo immerso ed il maggiore attrito, derivato dalla sua carena, la frena.

Insomma un'arma a doppio taglio che ha bisogno di un ottimo manico!!!!!   

La concava ha le stesse esigenze della biconcava, ma pur rimanendo veloce, migliora in manovrabilità ed è ottima, vista la sua configurazione a sella, per effettuare lunghissimi "floaters". Vi sono poi variazioni sul tema tipo i canali (channels) che consistono in una serie di piani piatti, di solito da due a otto, scavati in una configurazione concava, hanno anche questi bisogno di una buona velocità per poter lavorare e danno alla tavola, mostruose doti di tenuta (da sconsigliarsi nei nostri mari anche se fanno tanto "locals").

 

Tails (poppe)

A - SQUARE-TAIL

Contiene la più grande superficie di tutte le poppe e grazie ai suoi 2 spigoli permette un'uscita molto pulita del flusso d'acqua consentendogli manovre molto precise " a compasso". Da' alla tavola ottima stabilità e velocità, ottima a mio avviso per onde ripide e potenti di media grandezza.

B - Round-pintail

E' la poppa da cui derivano tutte le altre molto versatile ed ottima in manovra indicata per tavole fun.

C - Diamond-tai l

Gli spigoli di questa poppa, forniscono alla tavola doti di precisione e di stabilità durante la manovra.

D - Pin-tail

La poppa del famoso gun di Matt Jhonson, usato per cavalcare le "megaonde".

La sua superficie ridotta dà alla tavola doti di grande velocità pur mantenendo una stabilità eccezionale, doti indispensabili quando bisogna scappare da onde di 7/8 metri.

E - Squash-tail

Questa poppa unisce le doti della square e della round-tail, ed è la poppa più usata nei nostri mari, consente infatti di affrontare qualsiasi tipo di onda.

F - Round-squash-tail

molto simile alla squash ma ancora più dolce in manovra, anche questa molto usata nei nostri mari.

G - Round-tail

E' dotata di un poco più di superficie rispetto alla round-pin-tail e questa la pone al top della manovra su onde piccole. Si preferisce abbinarla a tavole veloci.

H - Swallow-tail (coda di rondine /fish)

Questo disegno è utilizzato per ridurre la superficie delle poppe molto larghe, che proprio a causa della loro larghezza darebbero a forte velocità problemi di controllo. Usata di solito su tavole fish.

Fins (pinne)

Il vostro shape pur curato che sia, non avrebbe scopo, senza le pinne. Ormai i sistemi più usati sono rimasti due: il monopinna (singlefin) e il trepinne (thruster). Della pinna dobbiamo guardare la larghezza di base, l'altezza, lo spessore o corda, il rake e la flessibilità (twist). 

Diciamo che una pinna grande spessa e morbida sarà una pinna più facile, mentre una piccola e sottile sarà più veloce e manovrabile. Lo spessore (o corda) é importante perché al suo diminuire, aumenterà la velocità (per una diminuzione dell'attrito) ma di contro avremo un calo di portanza, per cui nel monopinna useremo pinne abbastanza spesse (vedi longboard e malibù) mentre nel truster , vista la presenza di tre pinne, potremo permetterci pinne più sottili. La flessibilità (o twist) di una pinna é sinonimo di manovrabilità e morbidezza in generale, ma attenzione perché se troppo morbida vibrerà alle forti velocità (fischiando) creando turbolenza trasformandosi in un " ancora"!!!

Anche un rake (curvatura arretrata massima della pinna) accentuato , darà alla tavola maggior manovrabilità e maggior velocità a scapito però della tenuta. Il monopinna ha caratteristiche di grande stabilità e precisione in fatto di manovra, ed é per questo che viene utilizzato oramai solo per longboard classici e malibù, dove si prediligono manovre classiche. Il truster ha grande potere manovrabile, consente un'ottima tenuta anche in manovre radicali, questo grazie al mantenimento sempre di almeno due pinne nell'onda. Nel truster le due pinne laterali, hanno la caratteristica di essere asimmetriche, cioè sono piatte sulla faccia interna e profilate su quella esterna, questo perché la differenza di scorrimento dell'acqua su queste due superfici crea una depressione che attirerà la pinna in azione verso l'interno dell'onda, migliorando la manovrabilità della tavola. Ripeto poi che la grande possibilità di mischiare gli ingredienti renderebbe il discorso molto più ampio e comunque la fantasia e l'esperienza faranno poi la differenza. Per qualsiasi delucidazione o approfondimento dei temi sono sempre disponibile in laboratorio. 

Con questo finisce questo piccolo vademecum teorico sui materiali e sulle linee d'acqua di una tavola da surf, riprenderemo prima possibile con l'inizio pratico della costruzione del nostro surf!!!!! 

 

 
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